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venerdì, 29 settembre 2006
l’assassino e’ la luce

ha appena indossato il cappotto nero ed ha le chiavi di casa in mano, si avvicina alla stanza da letto attirato dal riflesso rosso pieno sul legno della porta aperta.
sta uscendo ma vuole spegnere la lampadina che sicuramente ha lasciato accesa sul comodino, entra e vede il tappeto bianco con l’angolo sollevato, lo sistema col piede; si accorge che la luce effettivamente e’ spenta.
si gira verso la porta a guardare ancora il colore che e’ vivo, più’ di prima; volta gli occhi verso la finestra, e’ pomeriggio ed il sole ancora alto, i raggi attraverso la tenda spessa faticano, ma una volta dentro lasciano il segno contro l’anta e lo ingannano.
con due dita scosta di pochi millimetri il telo a liberare una lama sottile e carica di movimento che lo ghigliottina di traverso; di luce e polvere il fascio, nel frame successivo, ha già’ diviso in due lo spazio tra il di qua ed il di là.
istintivamente lascia la presa e ricompone l’assenza precedente.
e’ sconnesso dal prima e senza farsi toccare libera di nuovo il fascio:poi torna il buio, richiude la porta e non esce piu’.
si toglie il cappotto e lo lascia cadere sulle piastrelle, si riavvicina alla tenda, la guarda e si allontana; fermo si sbottona la camicia, se la sfila e la lascia, si slaccia la cintura, si toglie i pantaloni e li lascia.
le sue dita scorrono sulla tela senza spostarla e lui e’ rimasto nudo; e’ in piedi e respira con il naso, non vede piu’ nulla, tese le braccia in avanti ascolta solo rumore e si riempie fino a quando non esaurisce la memoria; poi non sente piu’ nulla.
basta un dito e la tenda libera definitivamente il piano di luce che ringhiando in un secondo recide e sparisce.
il primo pezzo a cadere a terra e’ quello destro, sul tappeto; il sinistro resta in bilico, in equilibrio sull’unica gamba e con l’unico occhio vede ancora.
guarda in basso attraverso l’unica lacrima.
poi basta.
poi cade.
[foto mf ]
lunedì, 25 settembre 2006
occasioni
vedevo i domani
ridati dalla lama piu' lucida.
tu, come me
immobile,
fronte al raggio senz'appiglio;
filo tagliente a sfiorarsi,
lavorato apposta senza manico
il coltello.
poi e' caduto
e poi sbeccato
e poi graffiato,
scassato
sull'asfalto impregnato di citta',
poi calpestato.
poi raccolto,
non c'e pelle
che abbia sfregiato.
gli occhi
confortati sullo stesso riflesso.
non piu' trasparente,
toccato
con tutte e quattro le mani,
capaci di muoversi.
capaci assieme (da) adesso.
[1.2]
mercoledì, 20 settembre 2006
ancora amore
capirsi
sul confine
e senza urlare
finalmente
guardarsi ancora.
bella sei tu
che piangi,
che dici
- non ce la faccio - ;
saccheggiato
io
lo so.
bella sei tu.
lunedì, 18 settembre 2006
eddie virtuale
una notte sola
con la pelle
dei vent'anni.
un sogno solo,
con la guancia
che si scalda:
e' sotto le labbra;
solo un secondo e
mi prendi anche la mano.
solo,
ad occhi chiusi,
il calore che non muore.
[1.2]
venerdì, 15 settembre 2006
statico
attaccato al dito
fuori dal finestrino,
a cetotrenta
sono seduto,
a centocinquanta
sempre seduto.
lui libra e scarta,
si muove;
io peso piu' del vento
e resto seduto.
sabato, 09 settembre 2006
centoventi al minuto
insoluto tremore,
caldo,
sghiaccio il tuo colore.
resta immobile,
anzi no, sbatti
(me)
e cosi', libera,
danza.
[1.4]
martedì, 05 settembre 2006
la regola del confine
sul tavolo incolore
la mossa piu' abile,
vale ZERO;
la piu' imprevedibile,
ZERO.
otto righe
e finisce la scacchiera,
otto colonne
ed arriva la cornice.
sabato, 02 settembre 2006
paure-short-message
le dita
a saltellare sul 3x4
restano nascoste,
pavide,
sotto questa sabbia.
avanguardie
pilotate da emozioni,
stornate,
dalla tavola imbandita.